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Codice del Terzo settore

E' recentemente entrato in vigore i il Decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 noto come "Codice del Terzo settore". Con il provvedimento si completa l'attuazione della legge 106/2016 "Delega al Governo per la riforma del terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale".

Nelle parole del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, la soddisfazione per il raggiungimento del traguardo: "Prende vita oggi un importante progetto di innovazione sociale con cui puntiamo a interpretare in modo più efficace e dinamico le aspettative dei cittadini più deboli e bisognosi di sostegno". Il Ministro, nella sua dichiarazione, ha ricordato il punto di partenza e posto in luce l'ampiezza della platea che è al centro del Codice: "Una riforma fortemente voluta dal Governo - realizzata in collaborazione con il Forum per il Terzo settore - con cui diamo la giusta attenzione a una risorsa straordinaria del nostro Paese, andando incontro anche alle esigenze dei 300.000 operatori del sociale, universo in cui operano 1 milione di lavoratori e 5 milioni di volontari. Ora, grazie alle nuove misure dedicate all'impresa sociale e al buon equilibrio che abbiamo costruito sulla natura dei soggetti, sui loro compiti e obblighi, chi opera nel Terzo settore potrà farlo in modo più efficace e trasparente". Una riforma impegnativa per le Istituzioni che - attraverso norme di sostegno fiscale e di sviluppo di progetti innovativi - vogliono dare impulso alla crescita di un Terzo settore radicato nelle comunità e capace di affrontare sfide ambiziose.

La filosofia del provvedimento - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 179 del 2 agosto 2017, nel Supplemento Ordinario n. 43 - è chiara fin dall'articolo 1 del Decreto 117/2017: "sostenere l'autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l'inclusione e il pieno sviluppo della persona, a valorizzare il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa". Il Codice, che "provvede al riordino e alla revisione organica della disciplina vigente in materia di enti del Terzo settore" ha radici importanti e si lega all'attuazione degli articoli 2, 3, 4, 9, 18 e 118, quarto comma, della Costituzione.

"Abbiamo svolto un'opera di riordino della copiosa legislazione esistente e pure introdotto novità di rilievo", ha dichiarato il Sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali, Luigi Bobba - che ha ricordato il percorso che ha portato agli attuali risultati: "Dopo circa tre anni di lavoro, oggi è un giorno importante; siamo allo stesso tempo alla conclusione di un percorso e all'avvio di una nuova fase. L'applicazione della riforma è una pagina ancora da scrivere e tutti, associazioni, enti, istituzioni, imprese, investitori sociali e anche singoli cittadini saranno i protagonisti di questa nuova sfida".

Un ruolo essenziale e centrale nella nuova regolazione sarà quello del Registro Unico del Terzo settore, strumento che sarà avviato, gestito e aggiornato dalle Regioni ma che utilizzerà un'unica piattaforma nazionale. L'obiettivo è il superamento della frammentazione e dell'opacità dei troppi registri oggi esistenti: l'accesso al Fondo progetti, al cinque per mille e agli incentivi fiscali sarà possibile soltanto attraverso l'iscrizione al Registro.

La riforma passa anche dall'impresa sociale, riguardo la quale l'Italia si è dotata di una normativa particolarmente innovativa con l'ampliamento dei campi di attività (commercio equo, alloggio sociale, nuovo credito, agricoltura sociale, ecc.); possibile, seppur parziale, distribuzione degli utili e incentivi all'investimento di capitale per le nuove imprese sociali: il 30% dell'investimento potrà essere fiscalmente deducibile o detraibile analogamente a come avviene oggi per le startup innovative tecnologiche.

Infine il cinque per mille, altro snodo fondamentale in materia, per il quale si è portata a compimento la riforma strutturale iniziata con la Legge di Bilancio 2015, che ha attribuito risorse in misura stabile per 500 milioni l'anno.

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